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EVENTI:
 
 

Dama Eventi è specializzata nell’incontro tra aziende, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e della cultura, amministrazioni pubbliche, per progettare e fornire servizi, per organizzare congressi, convention aziendali, incentive, seminari e conferenze, eventi culturali, mostre e importanti manifestazioni, organizzate con lo stile di un comune senso di appartenenza utile a costruire forti reti relazionali e a migliorare la comunicazione e la creatività. Per fare questo Dama eventi di Silvia Landi propone attività personalizzate che accompagnano il cliente in ogni fase dell’iter organizzativo e di gestione dell’evento, dalla consulenza iniziale,  alla preparazione delle attività di screening fino all’esperienza finale.

 
 
 ANNO 2011
 
13 Ottobre  2011  ore 21,00     

INAUGURAZIONE mostra “ Donna & Sport”
presso
LA COLOMBERA Golf & Resort



            Roberto Tomasoni
 


“…Golf ma non solo golf. Questa è la realtà de La Colombera, per fare la differenza e per rendere ancora più esclusivo e suggestivo questo angolo di paradiso immerso nel verde…”

 

 

 

 

 


 


8 Marzo 2011 ore 20,00

Scarica modulo Partecipazione Concorso

PREMIAZIONI CONCORSO
“ Il castello dei miei sogni”
riservato ai bambini e ai ragazzi delle scuole dell’infanzia,primarie e secondarie di primo grado
di Lograto e Provincia.
Interveranno: Assessore Provinciale Aristide Peli
e il Sindaco di Lograto Alberto Mezzana



          Assessore Provinciale
                 Aristide Peli

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                Belleri Angelo
          e il Sindaco di Lograto
               Alberto Mezzana
 


....Fin dall’inizio, “Territorio bresciano” ha puntato a configurarsi come momento d’arrivo e occasione privilegiata di espressione per i giovani. La rassegna, grazie anche al suo concorso, rappresenta un momento di valorizzazione dell’espressione artistica delle nuove generazioni, una sorta di trampolino di lancio per i nuovi talenti che si concretizza a Villa Morando, con l’esposizione dei disegni selezionati. La mostra “I castelli della provincia” si chiude infine con la premiazione del concorso “Il castello dei miei sogni”, organizzato per le scuole del territorio.....
 
                                  Assessore provinciale Aristide Peli

“ Il castello dei miei sogni”
Premiazioni presso:

Villa Morando a Lograto

8 marzo 2011 ore 20,00

ELENCO VINCITORI CONCORSO
1-2-3 classificati a pari merito:

tutti i ragazzi  partecipanti 2 A – 2 B 
SCUOLA SECONDARIA  S.DOROTEA DI BRESCIA

tutti i ragazzi partecipanti della
SCUOLA PRIMARIA DI LOGRATO

tutti i ragazzi partecipanti della
SCUOLA DELL’INFANZIA DI LOGRATO


27 Febbraio 2011 ore 15,00 

PALAZZO MARTINENGO



                   Mino Rossi
 

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presentazione del libro di MINO ROSSI
“Cinzia Pellini – Pittura e femminilità”
introduzione di Milena Moneta
intervengono:
Assessore provinciale alle pari opportunità Aristide Peli Assessore alla cultura del Comune di Latina Bruno Creo

 

Lungo la linea sinuosa che è l’arte coniugata al femminile, nella morbidezza che ne è sottesa, nella pennellata rotondeggiante scivola lo sguardo di Mino Rossi che parte da lontano, da Sofonisba Anguissola, e risale via via nel tempo per soffermarsi di nuovo su Frida Kahlo, Tamara de Lempika, Anna Salvatore e tante altre e penetrare infine nelle tele e nell’espressione artistica di Cinzia Pellin, pittrice romana. E lì si colloca come un abitante che perlustra affascinato ogni recesso, ne gusta ogni sfumatura, la osserva da ogni angolazione e si allontana e si avvicina affinché all’occhio non sfugga nessuna traccia, anche la più recondita, e l’opera si disveli in tutte le sue sfaccettature. “Ci guardiamo senza mai stancarci” scrive il poeta Li Po a proposito della natura e lo stesso si può dire del rapporto che ha instaurato Rossi con l’opera artistica e in particolare con quella della Pellin, un dialogo che consente di cogliere i molteplici significati che essa può racchiudere ( “Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito” ci ricorda Victor Hugo) in una reciprocità che invera l’incontro spettatore - quadro, critica - arte. Con capillare analisi e una maieutica che quasi induce il quadro a svelarsi da solo, armato di una lente che ingrandisce anche la venatura meno appariscente, ma scava pure nel non scritto, nell’anima che guida la mano e nelle emozioni suscitabili in altre anime, porta a galla i sottili legami tra la Pellin e le pittrici del passato – e le emozioni “estreme”, trattandosi di donne, sono i fremiti che palpitano nei loro quadri- ma anche con la storia della pittura e le sue correnti più significative, nutrimento di un estro che presto si libra in un viaggio originalissimo.

Si prosegue poi con la lettura ( ma il plurale sarebbe più pertinente) delle singole opere, anche non in catalogo, a cominciare da quelle giovanili che hanno costituito un tracciato su cui i lavori successivi si sono avviati, per incontrare la ricerca della femminilità come costante, dapprima in un dialogo con la natura, nella rappresentazione paesaggistica che passa attraverso successive “variazioni”, inseguendo un appagamento soggettivo. Poi si passa alle composizioni leggibili nella chiave del surrealismo e dell’espressionismo, nutrite da pudica espressività, ma anche da un desiderio di affermazione e in cui vegetali e animali sono presenza persistente e simbolica dell’intimità e sensualità femminile. Nel 2000 finalmente arrivano le donne e l’avverbio vuol mettere in rilievo l’approdo ad un’arte ormai matura: l’amore che si veste di corpo è il tema prorompente in tutte le sue nuance, anche di lacerante dolore, di vorticosa passione. Ecco quindi le emozioni sciamare una sull’altra, contorcersi, anelare a travolgere, spaventare persino: e allora la tenerezza diventa sanguigna passione, l’ansia pervade ogni linea prima di trovare una catartica liberazione, forse nel riflesso, nell’abbraccio dell’altra. La tragedia eventuale sfiora l’epica, anche se il racconto cede all’emozione e alla solitudine sempre in agguato, mentre il carico di dolore può comprimersi nel gesto. Le tele allora diventano dramma teatrale, narrazione, spartito musicale, poesia del corpo che decifra l’anima, pensiero che vuole delineare una identità, anche attraverso il ritratto - e Marylin, parabola della sete d’amore e di tenerezza, del procedere incerto e dell’incomprensione, della sensualità e della solitudine non poteva mancare - e l’autoritratto, e ancora frammento di assoluto. Fino a quando quel frammento non si colora del “Rosso Pellin”, morbido e sfacciato, in cui ritrovarsi, pienamente, nell’approdo che non dimentica la sofferenza del cammino, in cui l’intimità riconquistata si fa astrazione, possibilità di distanziare lo sguardo ( le bambine orientali), linguaggio universale. Ecco le donne, dunque, scritte con la luce nelle loro innumerabili espressioni, nelle innumerabili pieghe dell’anima, anche se riconducibili al pianto e al riso come sintesi, pur nelle diverse gradualità, di tutte le emozioni. E la passione si fa ragione, si fa testa che è rifugio del cuore, ospite dell’umanità tutta nel suo sentire e soffrire, gridato o sommesso che sia, si fa coro, virato al femminile, portatore di una identità artistica e di donna che si afferma attraverso le linee, la luce, il colore, i pieni e i vuoti, il dettaglio ingrandito, le asimmetrie, i volti e corpi senza lo sfondo, il realismo che si tramuta in astrazione, contro ogni ostilità preconcetta, dentro l’universo scheggiato dell’esistere. Intanto un misto di seduzione e fragilità veicola un linguaggio sensuale ed erotico senza che la donna scada a mero oggetto dello stesso, mentre quel rosso sfrontato infuoca la tela e dice del diritto della donna di essere tale con tutta la sua anima.

Infine dall’inclinazione di Mino Rossi ad amare e studiare le donne di talento non poteva derivare un semplice catalogo, ma una lettura accuratissima, quasi una sonda che scava nell’intimità più nascosta dell’artista per non farsene sfuggire l’anima a testimoniare la sua sconfinata ammirazione per l’universo femminile e per chi ha fatto dell’arte una maniera di vivere.

                                Milena Moneta

 


26 Febbraio 2011 ore 15,00 

PALAZZO MARTINENGO


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GIACOMO FILIPPINI “Percorso d’artista”

Vivere a stretto contatto con l’arte, crescere con il profumo dei colori ad olio e delle ceramiche raku, e poi affrontare se stessi e ricominciare da capo, trovando una via propria all’arte. E’ stato questo il percorso di vita di Giacomo Filippini, un giovane artista bresciano, che sarà presentato a Palazzo Martinengo il 26 febbraio nell’ambito della mostra Territorio bresciano. Una vita passata nel laboratorio della madre, la celebre artista Giuliana Geronazzo, salotto privilegiato, in cui ha potuto ascoltare i dibattiti degli artisti bresciani, dove ha visto nascere opere e nuove tendenze. Un bagaglio da cui Filippini ha saputo trarre il meglio e che ha reinterpretato con carisma. Suo tratto distintivo, oggi, dopo varie sperimentazioni con ceramica e raku, è il ferro. Dalle maschere, volti umani stilizzati, in cui le espressioni si dilatano, le emozioni si intuiscono, alle sculture in ferro, accenni di oggetti quotidiani che diventano dei corpi in torsione, in cui il colore del ferro è interrotto da applicazioni a volte stridenti a volte accomodanti. Molti anche i lavori in vetro, con le serie di macchine, motociclette, biciclette, navi, tartarughe. In ogni caso, Filippini sembra attratto dal movimento, che declina con la scelta dei soggetti o delle forme. Ed infine, la felice intuizione di unire ferro e vetro. Nascono così le porte, ma soprattutto le sculture in ferro e vetro, emblema della contrapposizione fra la trasparenza, la fragilità, la dolcezza del vetro, e la solidità, la rugosità e l’opacità del ferro. Il giorno e la notte, il bianco e il nero, un contrasto che ha già affascinato molti artisti, e che Filippini interpreta con crescente originalità.

                                  a cura di Silvia Landi

 


23 Gennaio 2011 ore 15,00 

PALAZZO MARTINENGO


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MARIO INVERARDI presenta  “ Arte e gioielli”

         Nel suo percorso artistico non si contano i gioielli, i pannelli decorativi, le sculture. Il grande riconoscimento arriva nel 1998, quando l’amministrazione gli commissione una croce in oro per papa Wojtyla in visita a Brescia. Un artista che ha saputo declinare l’arte orafa sempre in simbiosi con il territorio bresciano. Con materiali diversi, dalla juta al bronzo, Inverardi ha rappresentato gli elementi del paesaggio bresciano, dai boschi alle vele del lago con abilità manuale e ispirazione. L’ammirazione per la natura e per l’ingegno dell’uomo è il sottile filo rosso che informa la sua produzione artistica. Nelle serie di pannelli decorativi, come Le vele, realizzati con la juta dipinta di oro, argento o bronzo, gioca con la luce ed il colore per rappresentare il movimento geometrico frutto della combinazione delle forze della natura “Mi piace sviluppare un tema con delle serie – spiega Inverardi – perché credo che l’ispirazione genera un’idea, ma solo il lavoro permette di perfezionarla e di esplicitarla in tutte le sue sfumature”. Anche nei gioielli nulla è lasciato al caso. Le forme, le combinazioni di materiali, le pietre, il calore dei materiali, la luce sono sempre frutto di una logica o di un’intuizione. Gioielli che sono innanzitutto opere d’arte, per la loro capacità di unire ragione ed estetica.


 


14 Gennaio 2011 ore 17,00 

PALAZZO MARTINENGO

 

 


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TAGLIO NASTRO E PRESENTAZIONE MOSTRA

                                     “ TERRITORIO BRESCIANO – INCIPIT”

   

 ANNO 2010
   
15 Ottobre 2010 ore 19,00

INAUGURAZIONE MOSTRA
MUSEI MAZZUCCHELLI
“ I mille volti di una donna”

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“L’Amministrazione Provinciale è lieta di presentare ai visitatori delle incantevoli sale dei Musei Mazzucchelli, una rassegna artistica di alto profilo culturale espressamente dedicata alla donna.
Studio Arte Dama in collaborazione con la Provincia di Brescia e la Fondazione Meo Fiorot presenta la mostra
“I mille volti di una donna”.
C’è un aspetto che mi preme sottolineare di questa iniziativa, il fatto cioè che abbia saputo coinvolgere moltissimi artisti bresciani. Da sempre la Provincia promuove la cultura come espressione e valorizzazione delle identità, in quanto caratterizza i diversi territori e alimenta la crescita del patrimonio culturale e della coscienza civile.
Questa rassegna presenta l’occasione di avere trentotto artisti bresciani di assoluta validità sia come curriculum che come valore creativo….”

Aristide Peli Assessore Provinciale
 

   

         
 

MARIO INVERARDI
in occasione della mostra ha realizzato nuovi gioielli!
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             Erika e Elisa indossano i Gioielli di Mario Inverardi


26 Aprile 2010 ore 20,00

RIDOTTO TEATRO GRANDE
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MINO ROSSI
“ Sabrina Ferilli - sguardi di luce”


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Ci sono luoghi affascinanti intrisi di storia e caratterizzati da simboli.

Uomini, donne, vite e opere che rappresentano, con il loro carisma e la loro internazionalità, un passaporto “ pronto – uso “ per varcare ogni tipo di confine.

Si tratta di testimonial, artisti, che nella loro carriera artistica hanno raggiunto l’apice del successo legando il proprio nome alla terra che li ha fatto decollare verso l’ “Olimpo”.

Tra questi, senza dubbio, l’Italia può contare, vantare, Sabrina Ferilli: attrice partita da lontanissimo, artista, polivalente in grado di spaziare da un genere all’altro mantenendo inalterato il proprio livello di recitazione. Lei, come poche altre figure dello spettacolo italiano, ha superato ogni confine possibile: ha lasciato il Lazio, terra intrisa di storia e storie, fatta di persone mai schive e caratterizzata da una lingua sciolta e senza fronzoli, per lanciarsi verso una terra che non c’è, sospesa nell’etere, quella governata dai suoi film e dalle scene che li rendono indimenticabili.

Proprio lì, sul set, in quelle opere di lavoro che si condensano fino a diventare minuti di pellicola, Sabrina Ferilli è diventata uno dei simboli dell’italianità nel mondo.

Un percorso che l’ ha vista partire, giovanissima, da molto lontano: che l’ ha vista esordire nel 1897 per filtrare oltre due decenni di cinema italiano; senza timore di “bucare” il “cinepanettone”, senza il complesso di non essere versatile al punto di recitare anche scene drammatiche.

Un’ artista senza compromessi, proprio perché pronta a calarsi in ogni sua parte: una dote naturale, in cui emozioni diventano movimenti, in cui il pensiero e il copione si dividono in parole ed espressioni. Appunto, l’espressione: quella che dovrebbe “ bucare lo schermo” quella che è la carta d’identità di ogni attrice.

Gli occhi che portano la luce, la bocca che spiega più delle parole: in “ Sabrina Ferilli, sguardi di luce”, Mino Rossi ci propone un’analisi senza compromessi della mimica facciale di Sabrina Ferilli. Ogni film si porta uno sguardo, ogni scena richiede un volto particolare: e quindi, in queste pagine, Rossi spiega cosa “ lavora” dietro la sua recitazione. Niente di più, niente di meno. Non un tentativo di sminuire autori e registi, nemmeno la volontà di ridurre tutto il suo repertorio ad un elenco di immagini intense e intrise di significato. Semplicemente, il tentativo di fissare sulla carta d’identità di una delle attrici simbolo del cinema italiano, tante fototessere: perché un’attrice non ha solo il suo volto, si porta in dote quello dei personaggi che fa vivere portandoli nelle case e nei cuori di ogni spettatore. In fondo, proprio per questa sua capacità, Sabrina Ferilli è entrata decine di volte nelle case di tutti gli italiani e non solo: un ingresso prima discreto e poi sempre più ingombrante che le ha fatto salire i gradini che portano al successo al di là di ogni confine: Senza trascurare nulla, dalle curve agli abiti, dai capelli al trucco: consapevole però che, il suo sguardo e la sua espressione, sono la vera chiave per far vivere i suoi personaggi. E Mino Rossi, in queste pagine, cerca appunto di spiegare cosa vive dietro lo sguardo di Sabrina Ferilli, cosa muove ogni muscolo e soprattutto perché, attraverso movimenti minimi, si ottiene un successo massimo.

   

 

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